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altre discussioni la fanno slittare

Giornalisti, ferma la legge anti-intimidazioni

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Arnaldo Lomuti (M5S)
Senatore, relatore della legge in Commissione Giustizia
Arnaldo Lomuti (M5S) Senatore, relatore della legge in Commissione Giustizia
Tavolo Giustizia Caldo.
Il sen. Lomuti con presidente del Consiglio Conte e il ministro della Giustizia Bonafede
Tavolo Giustizia Caldo. Il sen. Lomuti con presidente del Consiglio Conte e il ministro della Giustizia Bonafede
Primo Di Nicola (M5S)
Senatore, primo firmatario della proposta di legge sulle querele intimidatorie contro i giornalisti
Primo Di Nicola (M5S) Senatore, primo firmatario della proposta di legge sulle querele intimidatorie contro i giornalisti

I giornalisti ancora non possono tirare un sospiro di sollievo, visto che presentare contro di loro una querela palesemente infondata e/o minacciare una causa milionaria contro chi scrive o realizza un articolo sfavorevole non costa niente. È ancora fermo al palo l’iter burocratico sulla futura legge dedicata alla lite temeraria che dovrebbe tutelare i giornalisti dal rischio di ricevere querele infondate, portate avanti con il solo scopo di tappargli la bocca. È quanto ci ha confermato al telefono il primo firmatario del testo di legge, il senatore ed ex giornalista Primo di Nicola (M5S): “È tutto fermo”, così ci ha detto. Proprio da questo giornale avevamo annunciato un probabile e risolutivo approdo in aula entro metà gennaio. Invece il calendario dei lavori parlamentari approvato durante l’ultima riunione dei capigruppo di metà febbraio, non riporta la discussione nemmeno per l’ultima settimana di febbraio. In sostanza, tutto è stato rinviato e per di più a tempo indeterminato. Cosa sta succedendo? Su qualche quotidiano nazionale c’è chi ha azzardato che il disegno di legge che tutela i giornalisti sia finito schiacciato dal braccio di ferro sulla prescrizione tra Pd e Italia Viva.

NESSUNA RITORSIONE DEI RENZIANI

Questa versione però è stata smentita dal senatore Arnaldo Lomuti (M5S), relatore in Commissione Giustizia al Senato della legge. Lomuti, che abbiamo contattato, ci ha rassicurato che non c’è nessuna ritorsione da parte dei renziani e che la lite temeraria è fermata principalmente per due motivi. Il primo è che in Commissione c’è molto lavoro, soprattutto per via del nuovo decreto legge sulle intercettazioni, un tema molto delicato, che va necessariamente convertito in legge entro il 29 febbraio. Il secondo motivo invece riguarda il disegno di legge Calenda, quello sulla diffamazione a mezzo stampa, che in un primo momento faceva parte di un unico corpo legislativo sulla stampa, che comprendeva anche la lite temeraria, e che poi invece “per praticità – ci dice Lomuti -  si è deciso di staccare. Da quel momento in poi però, anche per un accordo tra tuti i componenti della commissione, il disegno di legge Calenda sulla diffamazione e il disegno di legge De Nicola sulla lite temeraria hanno viaggiato insieme”. Non si tratta di un accordo politico vero e proprio, così ci spiega il senatore, ma semplicemente della volontà di discutere una materia comune nello stesso momento. “Perché – continua il senatore Lomuti - si tratta di provvedimenti in qualche modo collegati e che si vanno a bilanciare, visto che quello sulla lite temeraria  riguarda la tutela dei giornalisti mentre quello sulla diffamazione è stato pensato per tutelare i cittadini di fronte a chi fa un’informazione scorretta”.

Insomma, senatore, ci sta dicendo che avete dei problemi a trovare l’accordo sulla diffamazione e non sulla lite temeraria?

“Esatto, diciamo che il disegno sulla diffamazione è un po’ più complesso e sono stati apportati molti emendamenti, anche del sottoscritto, a cui hanno fatto seguito dei super emendamenti, quindi ci vorrà un po’ più di tempo per trovare la quadra, anche perché io vorrei davvero una condivisione la più ampia possibile”. Ma quali sono le difficoltà sulla diffamazione, che blocchi ci sono? “Non sono scogli insormontabili, si tratta ad esempio di capire quale deve essere l’ammenda per chi diffama o quanto rendere stringente l’obbligo della rettifica, tutti punti su cui comunque stiamo ragionando con la massima trasparenza e su cui si sta raggiungendo un accordo”.

Il problema purtroppo è che a causa di questo rallentamento è scomparso dai radar anche il disegno di legge sulla lite temeraria su cui invece l’accordo tra tutte le forze di maggioranza era stato raggiunto.

“Purtroppo stiamo rallentando una legge che ormai aspetta solo l’approvazione e che è di importanza vitale, da parte mia però c’è la più grande apertura per accogliere tutti gli emendamenti al disegno di legge Calenda, compresi quelli dell’opposizione. E poi non c’è un patto di ferro che ci obbliga a far marciare i due disegni di legge insieme, possono anche viaggiare l’uno indipendentemente dall’altro”.

Quindi siete disposti a licenziare solamente quello sulla lite temeraria nel caso in cui i tempi si prolungassero ulteriormente?

“Sì, io ho dato la mia disponibilità a separarli e licenziare per il momento quello sulla lite temeraria, mi vorrei dare 15 giorni di tempo visto che ora stiamo lavorando a testa bassa sulle intercettazioni. Finita questa urgenza ci rimetteremo a parlare di questi provvedimenti che riguardano la stampa, io credo a fine mese, e poi, tempo una, massimo due settimane, se non risolviamo l’empasse sul disegno sulla diffamazione, lasceremo andare in aula solo il disegno di legge sula lite temeraria in modo che possa diventare legge nel più breve tempo possibile”.

Senta ma non è che per caso siete finiti dentro all’empasse sulla giustizia che sta dilaniando la maggioranza?

“Ma io non ci credo che Italia Viva si comporti come si sta comportando con la prescrizione, certo, se così fosse, lo scopriremo molto presto”.  

Luca Rossi

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