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Atac mette in vendita un suo stabile

Salvate il centro Lucha y Siesta

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La grande risposta del quartiere alla nascita del comitato popolare Lucha alla città, per far fronte all'emergenza che vive l'associazione Lucha y Siesta
La grande risposta del quartiere alla nascita del comitato popolare Lucha alla città, per far fronte all'emergenza che vive l'associazione Lucha y Siesta
La citazione di Virginia Woolf, scrittrice iconica della lotta femminista, 
in una delle stanze interne dell'associazione Lucha y Siesta
La citazione di Virginia Woolf, scrittrice iconica della lotta femminista, in una delle stanze interne dell'associazione Lucha y Siesta
L'immobile di proprietà di Atac sede dell?Associazione Lucha y Siesta
L'immobile di proprietà di Atac sede dell?Associazione Lucha y Siesta

«Lucha y Siesta è un caleidoscopio di attività, è una casa rifugio, un centro antiviolenza, una casa di semiautonomia, ed è un luogo di elaborazione di pratiche, contenuti, e cultura femminista, nato per rispondere con la cultura al problema della violenza sulle donne». È così che Sara, volontaria dell’associazione Lucha y Siesta, definisce l’esperienza di questa particolare realtà associativa, nata 12 anni fa nel quartiere Tuscolano, e ora alle prese con una bega burocratica che minaccia addirittura di farla chiudere. La storia di Lucha y Siesta inizia l’8 marzo del 2008, quando alcune donne del quartiere Tuscolano decidono di unirsi per riqualificare un vecchio stabile in via Lucio Sestio 10, che da anni versava in stato di totale degrado, abbandonato all’imperversare dei topi e dei piccioni. Il collettivo di donne del quartiere è determinato a fare di questo stabile abbandonato un luogo vivibile, per metterlo a disposizione delle donne vittime di violenza. Unendo le forze, e autofinanziando il progetto, il primo nucleo di volontarie riuscirà nell’impresa, renderà di nuovo vivibile lo stabile, e imposterà la base dell’associazione Lucha y Siesta, che negli anni arriverà a offrire alle donne e ai minori vittime di violenza 14 stanze per l’ospitalità, un centro di ascolto popolare di psicologia clinica, una biblioteca e sala studio, lezioni di Yoga, spettacoli teatrali, e moltissimi altri servizi di cui usufruirà sempre di più tutto il quartiere. «Per la donna che entra in Lucha y Siesta - spiega un’altra volontaria dell’associazione - c’è innanzitutto uno spazio idoneo per essere accolta, fermarsi, e avere una giusta “siesta” di riposo, per riprendere in mano le redini della propria vita. In un secondo momento ogni donna che accogliamo viene sostenuta anche a riprendere la sua “Lucha”, supportata dalla nostra equipe di volontari, che la aiutano a strutturare un percorso individualizzato per poter tornare a vivere serenamente e a sviluppare le proprie potenzialità». In questi 12 anni Lucha y Siesta ha sostenuto in vari modi circa 1200 donne, 140 delle quali sono state accolte e ospitate. I minori ospitati dalla casa sono stati circa 60. Attualmente la struttura è al completo, ed ospita 15 donne insieme a 7 bambini. Il periodo di forte turbolenza attraversato da Lucha y Siesta è dovuto al fatto che Atac, società proprietaria dello stabile in via Lucio Sestio 10 dove ha sede l’associazione, ha inserito l’edificio nel piano di concordato preventivo, e cioè nella lista di immobili che dovranno essere venduti entro il 2021 per risanare il debito dell’azienda, evitandone il fallimento. Lo stabile di via Lucio Sestio è stato quindi messo in vendita per un valore iniziale di 2,6 milioni di euro, e la data decisa per l’asta dal tribunale è il prossimo 7 aprile 2020. La sindaca Virginia Raggi aveva dato mandato agli uffici di competenza del Comune di verificare la possibilità di partecipare all’asta del 7 aprile, ma al momento non c’è alcuna proposta concreta ricevuta dal Tribunale. «L’obiettivo - si leggeva in una recente nota diffusa dal Campidoglio - è quello di destinare l’edificio ad attività come quelle svolte dall’associazione Lucha y Siesta. Stanno inoltre proseguendo i colloqui tra gli operatori di Roma Capitale e le donne vittime di violenza ospitate, insieme ad alcuni bambini, nell’immobile». Da anni i volontari di Lucha y Siesta hanno cercato di intavolare trattative con le istituzioni comunali per regolarizzare la situazione dell’associazione, ma senza l’esito positivo sperato. Anche se lo scorso 21 dicembre il consiglio regionale del Lazio ha approvato un emendamento al bilancio per stanziare 2,4 milioni di euro e salvare il lavoro dell’associazione, e le attiviste hanno già da mesi dato vita al comitato popolare “Lucha alla città”, per raccogliere i fondi necessari a far fronte a questa situazione di emergenza, il processo di risoluzione della vicenda appare ancora molto complesso e difficoltoso. «Ci domandiamo - fanno sapere le attiviste - come si pensa di tenere in vita l’esperienza della casa delle donne Lucha y Siesta, con tutto il suo valore sociale dentro e fuori il territorio. Abbiamo ascoltato per anni parole inneggianti alla partecipazione a 5 stelle, per ritrovarci senza alcuna interlocuzione a leggere dai giornali la volontà dell’amministrazione Raggi di acquistare l’immobile, dove vive un'esperienza unica, di impegno serio e costante da 12 anni. Noi da qui non possiamo andarcene. Stiamo continuando a lavorare affinché il nostro progetto possa proseguire, visto e considerato che, asta o non asta, continuiamo a ricevere ogni giorno nuove richieste di aiuto».

Giacomo Meingati

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