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Intervista all'Assessore al Personale

Antonio De Santis: “Lavoriamo per cambiare culturalmente la Capitale”

L?assessore Antonio de Santis con la Sindaca Raggi
L?assessore Antonio de Santis con la Sindaca Raggi

Il Caffè di Roma ha incontrato e intervistato Antonio De Santis, da un anno esatto nuovo Assessore al Personale, Anagrafe e stato civile, Servizi Demografici ed Elettorali della Giunta Raggi.

Assessore, cominciamo dalle assunzioni: come assessorato state lavorando sull’esaurimento delle vecchie graduatorie aperte e sul rafforzamento dei servizi?

“Appena insediati, iniziammo immediatamente a lavorare sulle graduatorie ancora aperte dal 2010. In sostanza erano stati banditi dei concorsi, le famose 22 procedure, senza che fossero mai stati chiusi. Migliaia di vincitori attendevano da anni che venisse soddisfatto un loro diritto elementare. Allo stesso tempo, proprio dal 2010, la macchina amministrativa di Roma Capitale pativa un blocco del turn over che stava paralizzando molte funzioni essenziali della struttura. Siamo intervenuti, sulla base di una programmazione oculata e meticolosa, e abbiamo impostato il percorso che con l’attuazione dell’ultimo piano assunzionale ci sta consentendo di assumere circa 6mila persone nei diversi settori. In tre anni abbiamo garantito ciò che non era mai stato neanche iniziato nei precedenti sette”

Nuovo concorso per assunzioni al Comune di Roma: spazio ai ‘Millennials’. Ce ne parla?

“Una volta sistemato le fondamenta e rigenerato la macchina amministrativa, abbiamo ritenuto che fosse arrivato il momento di volgere lo sguardo verso il futuro, in modo ambizioso. Pensate che oggi sugli oltre 23mila dipendenti di Roma Capitale soltanto 34 si collocano nella fascia degli under 30. Nel 2016 il 18% dei dipendenti era over 60 e il 40% oscillava tra i 51 e i 60 anni. Per questo abbiamo bandito un concorso, che sarà pubblicato tra marzo e aprile, per dare realmente spazio ai giovani, nuova linfa vitale apportata dai cosiddetti ‘Millennials’. Vogliamo assicurare a Roma Capitale una programmazione sistemica, tramite un’organizzazione solida, in grado di durare nel tempo e di fortificare l’ente. Il nuovo concorso prevede l’attivazione di una nuova figura professionale, il ‘Funzionario Servizi Tecnici (D1)’ che nasce con l’obiettivo di implementare la programmazione e la progettazione delle opere pubbliche, di riqualificazione urbana e ambientale. Inoltre, questa nuova figura sarà responsabile di monitorare le fasi di progettazione, esecuzione, collaudo e manutenzione. L’inserimento di 100 persone in un altro nuovo profilo professionale, ’Istruttore Servizi Informatici e Telematici (C1)’, contribuirà ad allineare la macchina amministrativa capitolina ai bisogni di modernizzazione, soprattutto in relazione alle nuove tecnologie e ai processi di digitalizzazione, che caratterizzano le Pubbliche amministrazioni. Grazie ai nuovi dirigenti (42), sarà inoltre possibile ottimizzare le procedure relative ai bandi di gara”. Tra le novità, e viene da dire finalmente, state prevedendo l’abbattimento dei tempi di rilascio della Carta identità elettronica. Come? “Assumere nuove persone non è semplicemente un esercizio di stile oppure un adempimento formale. Si tratta di un’azione che impatta direttamente e fortemente sui servizi a beneficio dei cittadini. Per questo abbiamo inviato oltre 100 nuovi assunti a lavorare in modo specifico ai servizi anagrafici, che costituiscono una funzione essenziale per la città. Senza tracciare ragionamenti astratti, vi riporto un dato che rappresenta in modo emblematico gli enormi miglioramenti apportati al settore. Nel luglio 2018 un cittadino doveva attendere, mediamente, 117 giorni per il rilascio della Carta di identità elettronica (Cie). A gennaio 2019 si è passati a 70 giorni. Oggi il tempo medio di attesa è di circa 10 giorni”.

A proposito di servizi anagrafici, è uno dei nodi più spinosi. Le difficoltà, i disagi e i ritardi sono sotto gli occhi di tutti. Perché accade questo e cosa si sente di dire ai cittadini romani?

“Come accennavo prima, i dati certificano come i servizi anagrafici non siano più un nodo spinoso per la città, ma un servizio che ha fortemente recuperato efficienza. Le criticità registrate a Roma sono le stesse che si rilevano in tutta Italia, soprattutto nelle città più popolose. La transizione da un sistema a un altro comporta, strutturalmente, tempi fisiologici per assorbire le nuove modalità, per renderle pienamente operative. È una dinamica che avviene in ogni contesto. Ma non per questo i può restare refrattari ai necessari bisogni di modernizzazione che presentano le pubbliche amministrazioni e i servizi ai cittadini. Noi, grazie a una profonda e proficua sinergia con l’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, abbiamo gestito la transizione con cognizione, migliorando un servizio – quello delle Carte di identità elettroniche – che oggi a Roma risulta tra i più rapidi in Italia”.

Avete proceduto in questi anni con l’assunzione di centinaia di agenti municipali. Il programma di rafforzamento della Polizia Locale prevede nuove tappe?

“Abbiamo già definito l’assunzione di circa mille nuovi agenti e altri trecento firmeranno nelle prossime settimane. Tutti i nuovi assunti, nessuno escluso, sono stati inviati a lavorare in strada. Nel concorso che stiamo per pubblicare ci sarà inoltre un’apposita procedura per la Polizia Locale. Nel complesso abbiamo rivitalizzato il corpo anche restituendo il senso di appartenenza. Si tratta di una risorsa inestimabile per la città e nel processo complessivo di riavvicinamento tra istituzioni e cittadini è fondamentale che gli agenti vengano percepiti come un punto di riferimento costante in tutti i quartieri, un vero e proprio presidio di prossimità”.

Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio ma le cronache mediatiche hanno evidenziato che tra i 23mila dipendenti capitolini c’è qualche fannullone e furbacchione del cartellino. Una minima parte, va sottolineato. Come prevenire questi comportamenti?

“Abbiamo lavorato in profondità per ribaltare schemi culturali fuorvianti e dannosi. La complessiva riorganizzazione della macchina amministrativa è partita da un aspetto primario: tutti i dipendenti devono sentirsi parte attiva e integrante di un progetto complessivo e devono contribuire a migliorare progressivamente l’erogazione dei servizi per i cittadini. Abbiamo intensificato e approfondito i controlli all’insegna di una filosofia molto chiara: i dipendenti infedeli sono una strettissima minoranza e vanno isolati e contrastati, perché le condotte illecite danneggiano prima di tutto la maggioranza che ogni giorno lavora con dedizione e onestà”.

Una riflessione politica: come giudica l’operato della Raggi e come rivedrebbe una sua ricandidatura a sindaco?

“Innanzitutto ritengo che per valutare con cognizione l’operato di un sindaco in una città come Roma siano necessari due mandati, dieci anni. Roma presenta un territorio più esteso della somma delle altre nove città italiane più grandi. Un dato impressionante. Ciò significa che l’azione politica impiega fisiologicamente più tempo per incidere in profondità. A maggior ragione se, come stiamo tentando di fare noi, l’obiettivo è un risanamento a 360 gradi, senza compromessi, coraggioso, fronteggiando legami opachi che ormai si erano consolidati nel tempo come una prassi. Io considero positivo l’operato della Raggi per una ragione essenziale: certamente la città sta riacquisendo trasparenza, le procedure sono regolari, i condizionamenti esterni sono stati recisi, si governa con le mani libere, nei bandi di gara non vi sono storture e vince sempre l’azienda più valida. Vi assicuro che questo approccio comporta scelte impopolari e spesso reazioni brutali da parte di un sistema che si era assuefatto a galleggiare spesso nel torbido. Alcuni miglioramenti non saranno immediatamente visibili, ma questa città ha finalmente sviluppato la capacità di guardare al futuro senza preoccuparsi dal passato. Tutto ciò si traduce e si tradurrà in una migliore funzionalità, a ogni livello”.

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