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concedere a Parnasi un aiutino?

Stadio della Roma, Vitek pronto al passo indietro per colpa di Maximo

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Il centro commerciale Maximo. Sullo sfondo il quartiere Laurentino 38
Il centro commerciale Maximo. Sullo sfondo il quartiere Laurentino 38
Luca Montuori. Assessore all?Urbanistica della Giunta Raggi
Luca Montuori. Assessore all?Urbanistica della Giunta Raggi
Luca parnasi. Il costruttore capo del Gruppo 
omonimo
Luca parnasi. Il costruttore capo del Gruppo omonimo
Il disegno del progetto.
Il disegno del progetto.

Il progetto del nuovo stadio della Roma rischia di naufragare a causa del rischio di fallimento che incombe su Luca Parnasi, il costruttore romano che da 6 anni sta cercando ma senza successo di realizzare la struttura sportiva. Radovan Vitek, il ‘re’ del mattone della Repubblica Ceca, sarebbe sul punto di rinunciare all’acquisto del progetto dell’arena giallorossa e dei terreni di Tor di Valle. Il passo indietro dell’imprenditore ceco sarebbe determinato dai problemi tecnici che stanno ostacolando l’avvio di Maximo, il grosso centro commerciale situato al Laurentino di proprietà sempre del Gruppo Parnasi. L’immobile è ultimato da mesi ma ancora mai collaudato né avviato. La faraonica struttura vale da sola oltre 300milioni di euro, somma a cui si aggiunge l’enorme valore economico indiretto ad esso collegato (leggi box), e costituisce – insieme allo stadio ed ai terreni di Tor di Valle - uno degli immobili principali su cui si fonda l’intera compravendita tra i due Gruppi imprenditoriali. Il dietrofront di Vitek potrebbe costare caro in particolare a Parsitalia, storica società del Gruppo Parnasi su cui pendono 32 milioni di euro di debiti e il rischio di fallimento che potrebbe concretizzarsi presso il Tribunale Civile di Roma già nel corso della prossima udienza, in programma il 17 febbraio, nel corso della quale il Gruppo Parnasi dovrebbe annunciare ai giudici l’entrata in scena salvifica di Vitek.

STOP A MAXIMO

I problemi tecnici di Maximo sono contenuti in una lettera inviata dal Comune di Roma al Gruppo Parnasi lo scorso 3 febbraio, che il Caffè di Roma ha potuto consultare. La missiva dell’Ufficio capitolino ‘Monitoraggio delle Convenzioni Urbanistiche”, in risposta ad una precedente nota del Gruppo Parnasi, chiarisce in modo inequivocabile che – così si legge tra le carte – “il certificato di agibilità e l’autorizzazione allo svolgimento delle relative attività (commerciali di Maximo, ndr) sono subordinate all’ultimazione e collaudo di tutte le opere [...] pubbliche da realizzare”. In sostanza il Gruppo Parnasi è obbligato a realizzare una piazza pubblica ampia 1,5 ettari, ossia 15mila metri quadrati, proprio davanti l’ingresso del centro commerciale, prima di poter avviare ed utilizzare la struttura, come previsto nella Convenzione urbanistica dal valore prescrittivo, ossia obbligatorio, rilasciata da Regione Lazio e Comune di Roma. Una piazza situata proprio nel cuore del progetto di Maximo che dovrebbe costituire anche un centro di aggregazione per il vicino quartiere Laurentino 38. La realizzazione della piazza pubblica e dei due piani interrati di parcheggi sottostanti è bloccata dall’estate scorsa a causa di un contenzioso che contrappone il Gruppo Parnasi alla società Immobildieci srl, una costola del Gruppo Armellini, altro importante costruttore romano, che appare di difficile soluzione. Oltre alla piazza e ai parcheggi sottostanti, il Gruppo Parnasi è tenuto a realizzare anche alcune “opere di urbanizzzazione straordinaria”, così si legge nella Convenzione Urbanistica, vale a dire la nuova sede per gli uffici tecnici del IX Municipio dal costo di circa 9 milioni di €.

TENSIONE ALLE STELLE

“Si deve infine evidenziare – si legge ancora nel documento comunale –  l’inderogabilità dell’obbligo della nomina del responsabile unico del procedimento per le opere pubbliche (ossia di un tecnico responsabile della realizzazione della piazza, cosa che non ha ancora avuto luogo, ndr) e che in difetto questa Amministrazione si troverà costretta a valutare eventuali provvedimenti sospensivi in autotutela”, vale a dire di sospendere l’efficacia delle autorizzazioni. “Da ultimo – conclude la missiva - si ribadisce il sollecito alla società in indirizzo di rispettare […] i tempi e gli obblighi convenzionali sottoscritti relativamente alle fasi attuative che possono interferire e/o pregiudicare la corretta realizzazione delle opere di urbanizzazione”. In parole povere, Maximo potrà essere avviato solo dopo che la piazza sarà perfettamente funzionante, non un istante prima.

LA GIUNTA RAGGI AIUTERÀ PARNASI?

Ma non è tutto: l’ingegner Vittorio Santilli, responsabile dell’Ufficio capitolino ‘Monitoraggio delle Convenzioni Urbanistiche’ che ha scritto e sottoscritto la lettera, ha inviato per conoscenza la missiva anche all’assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Luca Montuori. Il suo gesto però più che una forma di delicatezza istituzionale sembra un modo per liberarsi da una patata bollente che gli gira per le mani da 7 mesi, ossia da agosto scorso. Mese in cui le richieste del Gruppo Parnasi per cercare di costruire la pubblica piazza in un futuro indefinito, e comunque dopo l’avvio di Maximo, sono divenute più insistenti nei confronti dei dirigenti. In soldoni, in questo modo l’ingegner Santilli ha ‘scaricato’ sulla Giunta Raggi il compito di decidere se lanciare o meno una ciambella di salvataggio al Gruppo Parnasi, visto che l’obbligo di realizzare la pubblica piazza prima di avviare Maximo potrebbe essere ‘aggirato’ su “disposizione della Commissione Vigilanza”, così scrive lui stesso nella lettera. Una apposita Commissione potrebbe concedere difatti al Gruppo Parnasi il diritto di avviare Maximo anche senza la realizzazione della piazza, dei parcheggi e dei nuovi uffici pubblici per il IX Municipio, al contrario di quanto prescritto dalla Convenzione Urbanistica.

COMMISSIONE DI VIGILANZA

Da chi sarebbe composta questa Commissione di Vigilanza? Si tratterebbe, nel caso, di un aiuto legittimo? Aiuti di questo tipo vengono concessi spesso agli imprenditori edili? La Commissione di Vigilanza in quanto tempo potrebbe concedere il suo “sì” alle richieste del Gruppo Parnasi? Probabilmente nessuno risponderà alle nostre domande. L’aiutino al Gruppo Parnasi sembra però un’ipotesi politicamente e giuridicamente poco praticabile per la Giunta Raggi, che già due anni e mezzo fa cambiò radicalmente il progetto dello stadio. A maggior ragione alla luce del processo penale sull’affaire stadio, che inizierà il prossimo 5 marzo e che ha travolto Marcello De Vito, il presidente dell’aula Giulio Cesare, oltre ad altre 15 persone tra politici e tecnici. Su De Vito pende proprio l’accusa di aver prestato qualche aiuto di troppo al Gruppo Parnasi per facilitare il via libera allo stadio della Roma. Qualche altro notabile del M5S romano vorrà rischiare la stessa sorte per di più a un anno dalle prossime elezioni amministrative? Presto probabilmente lo sapremo. 

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