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Scarcerazione o affidamento in prova

Mafia Capitale non c’è, i boss verso la libertà

Mafia Capitale non era mafia. Mafia Capitale non era. Lo scandalo si è sgonfiato e ora i “boss” puntano alla scarcerazione magari con l'affidamento in prova, anticamera della libertà. Caduta l'accusa di mafia per l’ex Nar Massimo Carminati e il ras delle coop Salvatore Buzzi, gli ipotizzati capibastone di Roma Capitale, fuori e dentro dal carcere si fanno i conti alla rovescia per la liberazione. Un ricalcolo affidato ai giudici dell'Appello bis alla luce della cassazione dell'aggravante del metodo mafioso disposta dalla Corte Suprema. Le pene si prevedono dimezzate. Anzi Buzzi punta a una sentenza con un ulteriore sconto: chiederà di nuovo di patteggiare. Nel frattempo per l'uomo delle Coop l'istanza di liberazione (o anche dei domiciliari) è stata rigettata. “C'è ancora il rischio che Salvatore Buzzi possa compiere atti corruttivi”, è stata la motivazione. Nessuna fiducia per l'ex re delle coop. Nessuna fiducia del quadro politico che non si esclude permeabile alle eventuali manovre di Buzzi. “Il pur innegabile comportamento processuale dell'imputato” hanno scritto i giudici “non consente comunque allo stato di ritenere definitivamente e radicalmente recise le possibilità dello stesso di sfruttare la sua rete di rapporti illeciti e la sua comprovata capacità di penetrazione corruttiva all'interno di quei settori della politica locale permeabili a tali proposte (“indipendentemente dalla trasformazione degli equilibri politici”) riprendendo così quel lucroso e collaudato sistema criminale interrotto con la misura cautelare”. A ben vedere secondo gli avvocati Alessandro Diddi e Pier Giorgio Santoro, entrambi difensori di Buzzi “è che Buzzi potrebbe reiterare la corruzione con la nuova classe dirigente. Evidentemente la Corte d'Appello ritiene che la nuova classe politica possa farsi corrompere, essendo la corruzione un reato bilaterale”.

PATTEGGIAMENTO IN VISTA PER BUZZI?

Alla difesa resta sempre in mano la carta del patteggiamento. Ed è su questa che puntano i legali. “L'istanza è sempre là e valida”, ha dichiarato Diddi, “Massimo cinque anni era stata la nostra stima, in assenza di mafia e metodi mafiosi come ripetiamo dal 4 dicembre 2014 giorno della retata che portò anche Buzzi in carcere”. Proposta già avanzata in fase di indagine preliminare e rilanciata nel giugno 2017 a conclusione del primo grado di appello dopo che la procura certa della natura mafiosa dell'organizzazione aveva chiesto per l'uomo simbolo delle coop romane 26 anni e 3 mesi di carcere, mentre l'avvocato Diddi, pur sembrando quasi sfrontato, proponeva un patteggiamento a 3 anni e 9 mesi. Così calcolato. Escludendo l'aggravante mafiosa, il penalista partiva da una pena base di cinque anni e sette mesi, per i 32 capi d'imputazione, tra cui corruzioni e turbative d'asta e, con la riduzione di un terzo previsto dal patteggiamento, tirava la sua somma. Calcolo, ritiene, che regge ancora meglio ora visto che la Cassazione ha prosciolto Buzzi da alcuni casi di corruzione. .  

AFFIDAMENTO IN PROVA

“L’elemento dirimente, comunque, resta il 416 bis”, spiega l'avvocato Diddi, “vendendo meno l’accusa di mafia il verdetto potrebbe essere tagliato della metà. Da una condanna a 18 anni e 4 mesi potremmo quindi scendere a 9 o 10 anni. Anche se noi appunto puntiamo ancor meglio al patteggiamento”. E poiché Salvatore Buzzi ha già scontato 5 anni dietro le sbarre, “che diventano 6 per i calcoli della liberazione anticipata grazie alla buona condotta, potrebbe uscire dal carcere ed usufruire dell’affidamento in prova”, chiarisce. “Quando poi la Corte di appello di Roma riqualificherà la pena” spiega ancora “per Salvatore Buzzi si potrebbe considerare terminato il capitolo detenzione”.

IL “CALCOLO GEOMETRICO”

La fiducia del penalista si fonda su “un calcolo geometrico, nel senso che ritengo che i giudici applichino il criterio già adottato per la sentenza in appello, dove per l’aggravante mafiosa venne applicato il minimo della pena prevista. Oggi la forbice oscilla tra i 10 e i 15 anni, ma nel 2018 si andava dai 7 ai 12 anni. E a Buzzi ne vennero contestati 7, perché l’associazione mafiosa venne ritenuta di bassissimo livello. Il 416 semplice, ovvero l’associazione a delinquere, comprende una pena tra i 3 e i 7 anni. E quindi mi aspetto che anche questa volta i giudici considerino la pena più bassa”.

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