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Roma in emergenza rifiuti: in Commissione tutti assenti

4 comuni a sud di Roma rischiano di trasformarsi nella pattumiera della Capitale: Albano, Aprilia, Velletri e Latina. Ma il Presidente della Commissione Rifiuti del Lazio, Marco Cacciatore, l’assessore regionale e la responsabile dell’Area rifiuti regionale, Massimiliano Valeriani e Flaminia Tosini, non si sono visti nella seduta della Commissione che era stata da loro stessi convocata per discutere proprio di questi problemi. Insomma, proprio coloro che hanno il compito di risolvere il problema della spazzatura erano assenti. La riunione della Commissione Rifiuti si è tenuta, nonostante le assenze di peso, alla Pisana, sede del Consiglio regionale, lo scorso 7 novembre. Il problema dei rifiuti di Roma sta facendo letteralmente tremare tanti cittadini che vivono nell’area sud della Capitale. In Commissione non si è vista nemmeno la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che da 10 mesi ha in mano anche la delega ai rifiuti della Capitale.  Ad animare l’assise c’erano ‘solo’ gli amministratori e cittadini di Latina e Aprilia, che erano stati convocati dal presidente Cacciatore per discutere del problema.

IL TOTO - DISCARICHE

La storia si svolge in provincia: Roncigliano, Lazzaria, Borgo Montello, Casalazzara e La Gogna. Nomi che per Roma e i romani significano poco o nulla. In realtà queste località sparse a sud di Roma sono in lizza per accogliere una mega-ondata di rifiuti provenienti dalla Capitale, in eterna emergenza. Una sorta di “toto-discarica” dei rifiuti romani. Cinque progetti per cinque diverse discariche: complessivamente, quattro milioni di metri cubi di rifiuti. Uno di questi, quello di Albano, già approvato. Gli altri quattro giacciono da qualche settimana sul tavolo degli uffici regionali dell’Area rifiuti.  Il Campidoglio sembra un fantasma, non parla più del problema dei suoi rifiuti da mesi. La Regione, dove da sei anni si attende un Piano Rifiuti, si continua a navigare a vista. Tra atti approvati sottotraccia e silenzi assordanti.

IL ‘PROBLEMA ROMA’

Il problema è di Roma e non dei comuni che ora corrono il rischio di essere sommersi dalla spazzatura romana. L’Ama, l’azienda comunale di igiene urbana, è sull’orlo del fallimento. Per di più, la raccolta differenziata, unica vera alternativa al business mortale delle discariche e degli inceneritori, non decolla nell’Urbe e resta ferma da 3 anni e mezzo a percentuali da terzo mondo. Con effetti diretti sulla produzione di rifiuto indifferenziati, che, anziché diminuire, aumenta in modo smisurato e non può essere smaltito che in discarica. Del resto, ci aveva pensato l’ultimo (dimissionario) amministratore delegato di Ama ad avvertire che a Roma, in termini di capacità impiantistica, c’è “un deficit di 300 tonnellate al giorno di indifferenziata”. Ed era stato, inoltre, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa a dichiarare che a Roma serve una “discarica in città per superare l’emergenza”. Ma nella cartografia delle aree idonee per la realizzazione di impianti di smaltimento, redatta dalla Città metropolitana, non c’è traccia dei municipi capitolini.

LA PATATA BOLLENTE

La patata bollente passa così alla Regione e agli amministratori dei territori che circondano la Capitale. All’ordine del giorno alla Pisana, in X Commissione, sono approdati almeno per il momento i progetti di due delle discariche in fase di valutazione: Borgo Montello e La Gogna. La prima, alle porte di Latina, è la seconda discarica del Lazio dopo Malagrotta. Con la discarica del versante ovest della Capitale ha in comune, oltre alla gestione affidata nelle mani del ‘ras dei rifiuti’ Manlio Cerroni, anche l’attuale stato: tutte e due chiuse. Un ecomostro mai bonificato del tutto quello di Borgo Montello. Dietro le quinte, intrecci societari, appetiti criminali e un pentito dei casalesi che racconta di traffici e interramenti di rifiuti tossici. L’altro sito, La Gogna, è una delle tante ex discariche abusive del territorio di Aprilia, anche queste da anni in attesa di una bonifica. E qui, proprio con la ‘scusa’ del ripristino dello stato dei luoghi, si vuole scavare un cimitero di rifiuti da 1,2 milioni di metri cubi. I sindaci di Latina e Aprilia, i civici Damiano Coletta e Antonio Terra, accompagnati dai cittadini dei comitati locali, si sono presentati così alla Pisana per ribadire l’ennesimo ‘no’ all’apertura delle due discariche in terra pontina, su cui la Regione ha l’ultima la parola. Dall’altra parte del tavolo, invece, i consiglieri regionali pontini di ogni colore politico che sono saltati dalla sedia, intonando un disappunto a reti unificate e accodandosi all’alzata di scudi dei sindaci.

URGONO DISCARICHE

Nella provincia pontina, dunque, non vogliono i rifiuti di Roma. Ma va aggiunto che non li vogliono nemmeno ai Castelli, nonostante in Commissione rifiuti regionali nessuno abbia ancora convocato gli amministartori pubblici e cittadini dei comuni interessati. A Velletri (a Lazzaria, per essere precisi), la Regione sembra intenzionata a dare l’ok ad un invaso da 1,2 milioni di metri cubi, sopra un cava e soprattutto sopra la falda che dà da bere a una bella fetta dell’area nord della provincia di Latina. Barricate alzate anche ad Albano: il mese scorso, con un atto abbastanza criptico della Regione, è stata prorogata una vecchia autorizzazione che prevedeva la riapertura del cosiddetto settimo invaso di Roncigliano. Impianto a pochi km da Casalazzara, dove da oltre due anni pende un altro progetto per altri 1,35 milioni di metri cubi di rifiuti, a soli 500 metri dalla abitazioni di Colle del Sole.  Anche se, a ben vedere, i rifiuti di Roma le altre le province laziali ne ricevono già diverse migliaia di tonnellate e da un pezzo. Sono circa 335 mila le tonnellate di indifferenziato che Roma spedisce nel resto nel Lazio. Prima o poi questa brutta abitudine dovrà finire non aumentare.

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