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Concorsi da giudice: favoriti i politici

Solo Conte può salvare il Tar di Roma dall’invasione dei politici

Non bastava lo scandalo che ha travolto il CSM e la Suprema Corte di Cassazione, sul ‘sistema Giustizia’ di Roma incombe un altro grave problema. I politici stanno tentando di ‘occupare’ i Tribunali Amministrativi Regionali e in particolare quello della Capitale, il più grande e influente d’Italia con 64 magistrati in servizio e 11 sezioni attive. Si tratta di una struttura giudiziaria su cui gravavano competenze anche nazionali e azzoppata da una carenza di organico pari al 30%, ovvero18 magistrati in meno del necessario, ma anche di personale amministrativo, mezzi e risorse. Il 9 novembre si è concluso un concorso che rischia di trasformare 40 (o forse più) politici - ovvero consiglieri comunali, provinciali e regionali - in giudici del Tar: alcuni dei promossi potrebbero finire proprio nelle aule romane. La notizia è stata lanciata in esclusiva dal il Caffè di Roma lo scorso 24 ottobre. A breve si svolgerà la prova scritta, a seguire quella orale. Il bando è stato pubblicato l’11 settembre, ma predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 12 agosto. I Tar difatti, a differenza dei Tribunali Civili o Penali, non sono guidati dal Ministro della Giustizia, ma dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Il concorso è stato firmato dall’ex Sottosegretario alla Presidenza, nonché fedelissimo di Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti (Lega). Dal 5 settembre, con la nascita del Conte bis, il posto di Giorgettivè stato assegnato a Riccardo Fraccaro (M5S), il quale il 18 settembre ha indetto un ulteriore e secondo bando per la ricerca di due professori universitari, specializzati nelle materie di diritto, che dovranno far parte della commissione esaminatrice dei candidati al Tar composta da 5 membri. Della Commissione faranno parte anche un Presidente (che deve essere un Presidente di sezione del Tar o del Consiglio di Stato), un giudice del Consiglio di Stato e uno del Tar.

LA FUNZIONE DEL TAR
Tar è il Tribunale Amministrativo che giudica i ricorsi proposti da cittadini, associazioni, comitati e società private contro gli atti amministrativi di Enti pubblici regionali, quindi Comuni, Province, Aree Metropolitane, Prefetture e Regioni. Ma anche i ricorsi di Enti pubblici contro altri enti pubblici. Il giudice amministrativo è chiamato a promuovere o bocciare decisioni e progetti delle pubbliche amministrazioni e quindi di conseguenza a scontrarsi quotidianamente con la politica e i politici. È particolarmente importante, quindi, che il giudice amministrativo sia imparziale e terzo. Il Tar di Roma, poi, è una vera e propria città nella città, data l’estensione territoriale della capitale, l’alto numero di residenti e la concentrazione straordinaria di competenze.

NO AI GIUDICI-POLITICI, MA SÌ AI POLITICI-GIUDICI
L’invasione dei politici nei Tribunali Amministrativi, pertanto, rischia di assestare un altro pesante colpo alla credibilità del ‘sistema Giustizia’. Non a caso, di recente, la Corte Costituzionale ha vietato la possibilità per i magistrati di iscriversi o anche solo partecipare stabilmente all’attività politica dei partiti politici, pena l’illecito disciplinare. A maggior ragione alla luce degli scandali che hanno travolto alcuni importanti togati e creato riverberi tali da lasciare la Procura di Roma senza capo da 6 mesi, ovvero dal pensionamento di Giuseppe Pignatone.

TAR DI ROMA: OPEN ARMS, CALCIO E NOMINE DEL CSM
L’invasione dei politici nella Giustizia rischia di penalizzare in particolare il Tar di Roma che riceve e tratta un terzo dei ricorsi presentati ogni anno nei Tar di tutta Italia. “Il Tar del Lazio (sede di Roma, ndr) – scrive il giudice Carmine Volpe, fino a settembre scorso Presidente del Tar del Lazio nella sua relazione di fine mandato del 13 settembre scorso – ha una posizione centrale nel sistema Giustizia amministrativa italiana (…) e soffre di problemi tipici della giustizia amministrativa tutta” che nella Capitale però “vengono acuiti” dal fatto che “il Tar di Roma non è il Tar della Regione Lazio”, ma “”un organo dell’amministrazione centrale dello Stato (...) le cui competenze, territoriali e per materia”, sono amplissime e riguardano questioni anche nazionali. Dai problemi migratori, come il caso della Ong Open Arms che ha infiammato i tg della scorsa estate, che gli impongono di giudicare la validità di decreti governativi, fino a ricorsi relativi alla bontà di tornate elettorali nazionali, regionali o comunali. Ma anche nomine dei magistrati da parte del Csm, questioni calcistiche di serie A, etc., oltre alle ‘semplici’ competenze regionali e locali che sono a dir poco una infinità.

TAR DI ROMA SENZA STATUTO SPECIALE
“Il problema di fondo, certo – secondo l’ormai ex Presidente del Tar Lazio Volpe - resta quello della mancanza del riconoscimento dello statuto speciale al Tar del Lazio nonostante “competenze quantitativamente e qualitativamente superiori agli altri Tar”. Ma non solo. Sul Tar di Roma grava anche il compito di essere “tempestivo”, quindi veloce, ma soprattutto “imparziale e terzo”, a garanzia della “affidabilità del sistema e della fiducia del giudice”. “La necessaria conseguenza – continua – sarebbe che allo stesso venissero attribuiti mezzi e risorse (umane e strumentali) peculiari e ulteriori rispetto a quelli conferiti agli altri Tar. Ma così non è  – sentenzia il togato - vista la “grave carenza di organico del personale giudiziario e amministrativo”. I concorsi per la nomina di nuovi giudici soffrono di “lentezza” cronica, inoltre non di rado gli aspiranti giudici hanno un “livello non eccelso di preparazione, conseguenza ineludibile della crisi del sistema di formazione universitario e postuniversitario”. A tutta questa sequela di problemi mancava solo l’ultimo: l’arrivo dei politici!

ECCO COME SONO FAVORITI I POLITICI
A sperare di sedere sull’ambita poltrona di giudice del Tar di Roma, oltre ai politici con la sola laurea in giurisprudenza e senza nessuna esperienza nel settore giudiziario - potranno essere anche magistrati, avvocati (con almeno 8 anni di iscrizione all’albo), alti dirigenti dello Stato e degli Enti pubblici, docenti universitari (ordinari) e militari con grado di ufficiale. Ai politici, però, il bando garantisce due aiutini extra. Il primo: per la valutazione finale, verranno assegnati 2 punti in più al politico-aspirante togato per “ciascun mandato completato”, quindi più è lunga e consolidata la carriera politica che il consigliere ha alle spalle, più viene premiato. Secondo: tutti “i requisiti di ammissione al concorso – si legge nel bando – devono essere posseduti dai candidati alla scadenza del termine utile per la presentazione della domanda (per l’appunto il 9 novembre, ndr)”. Una prescrizione che vale per tutti, ma non per i politici. Anche se il loro mandato non è concluso ed è ancora in corso, i politici potranno comunque partecipare al concorso.

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