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Urbanistica di Roma

L’Ass. Montuori “Sull’edilizia non dobbiamo cedere alle pressioni speculatorie”

Per quale ragione, nel corso dei primi 6 mesi del 2019, il Comune di Roma non ha chiesto di essere ascoltato dalla Commissione Urbanistica del Lazio in cui si è discusso del nuovo PTPR del Lazio per chiedere di rafforzare le tutele urbanistiche di Roma? “Abbiamo interloquito molto con la Regione, anche con posizioni fortemente contrastanti, mi sembra che l’esito della votazione del provvedimento non lasci dubbi su una scelta che aveva come priorità l’approvazione del Piano senza ulteriori rimandi. Nel periodo precedente l’approvazione abbiamo profondamente criticato la mancanza di una visione che recepisse le specificità della pianificazione della Capitale. Nel PRG (Piano Regolatore Comunale di Roma, ndr) sono catalogati diversi tipi di tessuti individuati per le loro caratteristiche formali, per le loro qualità spaziali, non si tratta di opporre una visione vincolistica a una trasformatrice, bisogna capire come si deve intervenire tutelando quelle qualità [...]”. Per quali ragioni non avete chiesto l’aiuto dell’ex ministro ai Beni Culturali, Alberto Bonisoli? “Ricordo che grazie all’impulso della Soprintendenza Speciale e di Roma Capitale, nel maggio di quest’anno, prima dell’approvazione del PTPR, è stata inviata alla Regione la prima proposta di vincolo paesaggistico sul II Municipio di Roma, sui tessuti della città consolidata. È il frutto di un’intensa attività svolta in coordinamento con il Ministero”. Avete intenzione di chiedere, magari ora, l’intervento dell’attuale Ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini? “Siamo sicuri che la collaborazione andrà avanti, non possiamo immaginare di procedere con soluzioni puntuali, con vincoli specifici per ciascun edificio, è necessario affermare un principio che riguarda appunto il paesaggio urbano, la sua capacità di adeguarsi a esigenze mutate senza cedere alle forti pressioni speculative che oggi insidiano le aree pregiate della città. Non possiamo lasciare che il tema si chiuda in uno scontro tra chi vorrebbe congelare la città in un tempo passato che non è mai esistito, e gli interessi di chi vuole approfittare di norme sciagurate derivate unicamente da interessi economici che permettono la distruzione di morfologie ed equilibri su cui si definiscono le qualità del paesaggio urbano”. Roma, a differenza di tutti gli altri centri storici dei comuni del Lazio, non avrà speciali tutele urbanistiche di carattere Regionale, ma dovrà accontentarsi solo di quelle comunali. Avete in mente strumenti urbanistici ‘speciali’ destinati a schivare eventuali condoni o sanatorie per gli abusi edilizi già esistenti e/o per bloccare strani aumenti di cubatura? Se sì, quali di preciso? “Sul tema della tutela del centro storico, del sito Unesco, il Piano (regionale, ndr) rinuncia a qualsiasi forma di regolamentazione, non solo ma con un colpo di spugna sono state cancellate le fasi di copianificazione con il Mibac avviate anni or sono. L’area centrale di Roma appare priva di strumenti di tutela specifici anche se secondo quanto stabilito dalla sentenza 22/2016 della Corte Costituzionale per i siti Unesco vale la tutela prevista per i beni culturali nel paese in cui si trovano, rimandando quindi al Codice, è necessario chiarire una volta per tutte quali siano gli strumenti di governo di questo luogo unico al mondo.  Ma Roma non è solo il suo centro storico. Il Ptpr prevede “varianti speciali per il recupero di nuclei abusivi in ambito paesaggistico”. In molti di questi ambiti dal 2007 ad oggi si sono intensificate le misure di salvaguardia di un territorio vasto, vario e fragile dal punto di vista idrogeologico. Fossi e torrenti cancellati da una edificazione senza regole tentano in ogni modo di recuperare il terreno perduto, terreni franosi e cavità del suolo provocano eventi spesso catastrofici. È sempre più evidente la presenza di aree di rischio in un territorio sottoposto a pressioni antropiche insostenibili, a una crescita che consuma suolo continuativamente. […]. È sempre più evidente la necessità di definire regole certe per chi governa il territorio per evitare che nei dedali normativi si possano individuare dubbi interpretativi, maglie larghe e letture ambigue. Ma non si può approvare uno strumento che non abbia il consenso di tutti gli enti chiamati a interpretarlo”. Nel PTPR non sono previste norme per evitare demolizione, ricostruzione ed eventuali aumenti di cubatura di villini storici nei quartieri ‘pregiati’ della città storica (ovvero all’interno delle mura aureliane). Il Comune ha in ogni caso facoltà di dotarsi delle misure urbanistiche necessarie per salvaguardare il proprio patrimonio architettonico: avete intenzione di farlo? Se sì, con quali strumenti di preciso? “Come dicevo poco fa, abbiamo collaborato con la Soprintendenza Speciale di Roma proprio per affermare che le qualità di insieme di alcuni tessuti urbani andassero salvaguardate attraverso una procedura di tutela graduata che riguarda ampie porzioni del tessuto storico otto-novecentesco. La procedura di definizione del vincolo è arrivata pochi mesi prima della approvazione del PTPR [...]. Proprio nella famosa questione dei villini abbiamo agito rifacendoci a norme sovraordinate […], abbiamo evitato che al posto di un edificio di quattro piani ne venisse uno di otto. Siamo stati gli unici a intervenire in questo modo, molti altri edifici potevano essere salvaguardati intervenendo prima, almeno nelle loro caratteristiche formali principali, su questo posso dire che probabilmente è mancata una volontà prima del nostro intervento”. Avete altro da aggiungere sul nuovo PTPR del Lazio? “A Roma il paesaggio naturale si alterna senza soluzioni di continuità con le aree costruite, in molti luoghi sopravvivono aree verdi, zone non edificate, frammenti di agro, sono luoghi eccezionali come sospesi nel tempo, i veri luoghi pubblici della conteporaneità, ricchi di attività e relazioni tra le persone […]. Abbiamo bisogno di mantenere questa ricchezza, queste compresenze. Dobbiamo valorizzare questi spazi unici, avere il potere di tutelarli […]. Quei poteri che la città deve avere per rispondere alle sfide del futuro. È oggi sempre più evidente che non possono essere scaricati sulle spalle di Roma Capitale i conflitti che si generano a partire dalle pressioni speculative […].È necessario uno sforzo di armonizzazione e credo che tutto debba partire da una riflessione sul ruolo di Roma come città in grado di avere i suoi specifici strumenti per affrontare il futuro”.

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