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Acqua potabile con il contagocce

Rieti chiude i rubinetti? Roma resta senz’acqua

Ai romani potrebbe non restare altro da fare che attaccarsi alla canna del Tevere, per bere. Non è proprio remota l’ultima chance che si profila per dissetare Roma Capitale. Dopo il blocco delle captazioni dal lago di Bracciano, arriva il rischio di un altro e pesante “No”. Il comune di Rieti ha chiesto lo stop immediato e urgente all’approvvigionamento di acqua per il Cupolone. Il caso ora è al vaglio del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Lo stesso Ufficio giudiziario che di recente ha accolto il blocco delle captazioni dal lago di Bracciano, a rischio prosciugamento. Così torna in auge, anche se tenuto appositamente in sordina dal Campidoglio il potalizzatore del Tevere, costato 12,2 milioni di euro, inaugurato da AceaAto2 sottotono a dicembre scorso, programmato per dissetare – almeno in una prima fase - 400 mila persone a Roma Nord e poi, se e quando necessario, tutto il bacino Ato 2, ovvero Roma e provincia per un totale di oltre 4 milioni di persone su 6 milioni di residenti del Lazio.

“ROMA RISOLVA IL PROBLEMA DELLE PERDITE”
Nel dire “no” al rifornimento idrico di acqua potabile Rieti fornisce anche una strada alternativa: invece di succhiare l'acqua fuori dal Gra, Roma risolva piuttosto il problema gravissimo e consistente delle perdite che nel suo comune si attestano attorno al 40% dell’acqua immessa in conduttura, un vero scandalo. Nella sua battaglia contro la Capitale, il comune di Rieti è appoggiato dal Comune di Casaprota e dall’associazione reatina Postribu’. Chiedono l’annullamento della determina con cui la Regione Lazio a giugno scorso ha rilasciato fino al 2031 “al Comune di Roma Capitale, e per esso ad Acea Ato2 spa” la concessione di derivazione dalle sorgenti Peschiera e Le Capore in provincia di Rieti, che soddisfano l’80% dei fabbisogni idrici della Capitale. La concessione per il Peschiera, che era scaduta dal 1996, è stata rinnovata per 10 metri cubi al secondo. Quella de Le Capore, mai esistita, fino ad un massimo di 5,5 mc/s. 

QUEL RINNOVO CHE NON VA GIÙ AI SABINI
I ricorsi, firmati dagli avvocati Alessandro Iannelli e Claudio Giangiacomo, puntano a dimostrare la violazione del principio di solidarietà, in quanto le esigenze idriche dei Comuni dell’Ato3 e quindi del reatino verrebbero subordinate a quelle della Capitale e degli altri Comuni romani dell’Ato2, nonostante ci sia acqua sufficiente per tutti. Secondo i ricorrenti, l’atto impugnato andrebbe inoltre ad aggravare il danno ambientale per il fiume Farfa e, con l’aumento di portata derivata attraverso il raddoppio dell’acquedotto, metterebbe a rischio persino il fiume Velino che forma le cascate delle Marmore prima di immettersi nel Nera e quindi nel Tevere. Sono state rilevate poi numerose violazioni della normativa ambientale e sugli affidamenti di concessioni. Su tutte, appunto, il “rinnovo” della concessione mai esistita e dell'altra scaduta da 23 anni. “A questo si aggiunge”, ha spiegato a il Caffè di Roma l'avvocato Iannilli “la totale mancanza di pianificazione, delle valutazioni di impatto ambientale, la contraddittorietà tra procedimento di ammissione dell’istanza e atto di rinnovo, traslato dal Comune di Roma ad Acea Ato2 spa, una multiutility quotata in borsa”.

PERSI 200 MILIONI DI METRI CUBI D’ACQUA L’ANNO 
Proprio il rinnovo della concessione, ha costituito un vanto per il duo Virginia Raggi (M5S) e Nicola Zingaretti (Pd). Il Presidente della Regione si è anche esposto sull'argomento e mentre molti Comuni del reatino si trovano a comprare l'acqua da Acea, ha dichiarato che la convenzione ha aperto un “processo veramente storico, perché l'investimento di 400 milioni non solo darà sicurezza per il rifornimento dell'acqua a Roma, ma con un intervento di modernizzazione renderà l'acqua più sicura con meno sprechi”. “La mancanza ultra ventennale di un valido titolo autorizzativo a derivare acqua dai sistemi sorgentizi Peschiera e Le Capore”, si legge sul ricorso “appare già di per sé sufficiente a configurare l’ipotesi di ‘disastro ambientale’, date le enormi ‘alterazioni’ degli ecosistemi che ne conseguono: oltre 400 milioni di metri cubi di acqua all’anno (circa 14 mc/s) sottratti al naturale deflusso dei corsi d’acqua Peschiera-Velino e Farfa per usi potabili dei quali, però, circa 200 milioni all’anno vanno dispersi per inefficienze dei sistemi di adduzione e della rete acquedottistica su cui si è deciso di non intervenire adeguatamente disattendendo le direttive comunitarie”. 

I COMUNI DELLA SABINA RESTANO A SECCO A SECCO
“Una concessione” - ha dichiarato a il Caffè di Roma il sindaco di Casaprota, Marcello Ratini - “che non tiene conto del disastro ambientale in atto causato dai prelievi indiscriminati, così come accertati dall’Istituto di Sanità e dalle Università Tor Vergata e Roma Tre”. Per l’ingegner Pablo De Paola di Postribu’, che aderisce al gruppo FarfaSorgente attivo da anni a tutela del fiume Farfa, la concessione rilasciata sarebbe “addirittura per una portata superiore a quella disponibile”. Oltre al fiume Farfa, a secco rischiano di restare altri due corsi d’acqua, il Peschiera e il Velino, oltre a vari comuni della Sabina: Poggio Mirteto, Fara in Sabina, Frasso Sabino, Montopoli, Poggio Nativo, etc.

I ROMANI SONO AVVISATI
In caso di accoglimento del ricorso da parte del Tribunaledelle Acque, Roma Capitale rischierebbe, quindi, di restare con l'acqua potabile al contagocce. L'Acea Ato2 ha, infatti, appena perso definitivamente la sua battaglia per sfruttare le acque del lago di Bracciano. Il Tribunale Superiore delle Acque ha respinto il ricorso che l'utility romana, appoggiata dal sindaco M5S, Virginia Raggi, aveva presentato contro la determinazione della Regione Lazio che, di fatto, aveva bloccato le captazioni. Senza alternative, resterebbero le acque non proprio cristalline del Tevere. L'esperimento potalizzatore è pronto, i romani sono avvisati.

Vittorio Coccoletti

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