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Parla la responsabile della comunità

Magliana 80, “porto sicuro” per i tossicodipendenti

La Dottoressa Germana Cesarano nella cucina della comunità dove i ragazzi hanno seguito quest'anno un corso per pizzaioli
La Dottoressa Germana Cesarano nella cucina della comunità dove i ragazzi hanno seguito quest'anno un corso per pizzaioli

La colpa è forse dell’inquietudine. Si insinua il giorno in cui scavalchi il cancello dell’infanzia, abbandoni eroi e favole per affacciarti a quel che la gente chiama avere tutta la vita davanti. E non è che sia male questa distesa di terra su cui lasciare le tue orme, ma è vasta da morire, così furtivamente avanza l’inquietudine. Perchè, oltre a sfuggirti il senso ultimo di tutto, non è chiaro affatto da che parte andare, non ci sono cartelli. Alcuni, sopraffatti, si perdono e inevitabilmente gli si spengono i sogni. C’è a Magliana chi va a riprenderli per mano là dove si sono perduti e per quanto possibile cerca di ridisporre la segnaletica mancante. Il Caffè di Roma ha incontrato Germana Cesarano, psicoterapeuta e responsabile della comunità di recupero per tossicodipendenti Magliana 80. “Questo quartiere era una piazza di spaccio – racconta Germana - ed è il luogo in cui si formò quell’aggregazione criminale nota come la Banda della Magliana. C’era una grossa diffusione di eroina, tanti morti, e noi provammo ad organizzare la distribuzione controllata di morfina per agganciare le persone e toglierle dal traffico di droga”  Qual’è la situazione attuale? “C’è una diffusione massiccia di droghe disegnate, quindi ecstasy, ketamina, droghe da discoteca – spiega - e le prime assunzioni di droga avvengono in età preadolescenziale o post puberale, quando il corpo ancora non ha prodotto tutti gli enzimi necessari per assorbire queste sostanze. Ma soprattutto in una fase di crescita e di sviluppo emotivo, relazionale, affettivo che è precoce. Inoltre – continua - è aumentato l’uso della cocaina, con prezzi sempre più bassi, tagliata malissimo, con anfetamine o altri psicostimolanti. Assumere cocaina, non è più una trasgressione, viene ormai usata da tutti sia in forma inalata, sia in forma fumata. Per fumarla, la cocaina va lavorata e trattata, per cui diventa crack.” Magliana 80 è una comunità diurna, come gestite il fatto che la sera i vostri utenti possono andare a procurarsi la dose? “All’inizio coinvolgiamo molto le famiglie, che diventano parte integrante della terapia, - ci pensa un attimo Germana, poi dice -  molti accusano le famiglie di essere causa della tossicodipendenza dei figli, in alcuni casi è anche vero, ma la tossicodipendenza dei figli spesso è mantenuta dal sistema familiare. Bisogna aiutarli a trovare un altro meccanismo comunicativo: dov’è la responsabilità, la crescita se tu famiglia lo assecondi, ci metti sempre una toppa, gli paghi le cose? Il lavoro è insegnare alle famiglie a non avere paura di alcune situazioni, c’è la leggenda che lo uccidono se non paga i debiti, in alcuni casi può essere vero ma nella maggior parte dei casi no. Si esce dalla droga con il sistema che cambia, non si esce da soli.” Oggi Magliana 80 si occupa soprattutto di tossicodipendenti con problemi penali, svolgendo anche un grosso lavoro di sensibilizzazione all’interno delle carceri.  “Tutto il lavoro psicoterapeutico che facciamo – conclude la responsabile - è permettere alle persone di affidarsi, ristabilire relazioni e poi svincolarsi”. A pensarci bene, una certa voglia di piangere, l’uomo se la porta addosso da sempre: non è facile il confronto definitivo con l’infinito, qualunque sia il credo o non credo abbracciato nel cammino.  Lamentava Giobbe che inesorabilmente l’uomo muore breve di giorni e sazio di inquietudine (Gb 14,1). Patrizia D’Alterio Artemisio

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