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Affari ai Castelli Romani, Latina e Roma

L’impero del boss Mollica (specialista negli appalti pubblici) passa allo Stato

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BORGO MONTELLO - Il cantiere del deposito 'provvisorio' nucleare: fu fatto inzialmente con cemento fessurato. Ci volle un nuovo appalto per sistemare
BORGO MONTELLO - Il cantiere del deposito 'provvisorio' nucleare: fu fatto inzialmente con cemento fessurato. Ci volle un nuovo appalto per sistemare
Roma - Una delle sedi delle società di Pietro Tindaro Mollica
Roma - Una delle sedi delle società di Pietro Tindaro Mollica

Lo Stato si prende definitivamente 171 milioni di euro, l'impero di Pietro Tindaro Mollica. E chi è? È il 57enne capo del clan specializzato negli appalti pubblici, con base a Roma. Una specialità infiltratasi in molti affari, anche delicati e strategici, pagati coi soldi dei cittadini. Attraverso la galassia di società che capitanava, questo siciliano addentrato in certi posti che contano nella Capitale, ha persino realizzato (male e incompleto) il deposito nucleare "provvisorio" di Latina. Ma si era accaparrato anche lavori per l’ADR – Aeroporti di Roma Spa e case per l'Expo 2015 di Milano, vetrina mondiale per il nostro Paese e molto altro. La Finanza sottolinea i “numerosi trascorsi giudiziari” di Mollica, “coinvolto in molteplici vicende penali, tra le quali quella connessa al crack del consorzio romano Aedars, nel cui contesto sono emersi stretti rapporti, personali e d’affari, tra Mollica e soggetti contigui a consorterie criminali, anche di matrice mafiosa, come gli imprenditori Francesco Scirocco - ritenuto vicino ai clan di Cosa Nostra dei Tortoriciani e dei Barcellonesi, tra i soci fondatori del predetto consorzio - e Vincenzo D’Oriano, pregiudicato in rapporto con il clan camorristico dei Cesarano e amministratore di fatto di una delle società consorziate.

INDAGINI FORTISSIME, 20 ANNI DI APPALTI
La confisca giunge al termine di indagini economico-finanziarie avviate nel 2015. ma che prendono le mosse da accertamenti precedenti in cui gli investigatori erano già convinti di aver scoperto una "struttura delinquenziale, gerarchicamente organizzata e capeggiata da Mollica, il quale dietro lo schermo di numerose società formalmente amministrate da una vasta platea di prestanome, è riuscito, nell'ultimo ventennio, ad assicurarsi un elevato numero di commesse pubbliche in tutta Italia". Così ha spiegato il Gico di Roma, il Gruppo investigazione criminalità organizzata della Finanza a giugno 2017, in occasione della confisca che è ora divenuta definitiva. La Finanza stava col fiato sul collo del boss da tempo e lo aveva arrestato a marzo 2015 per per bancarotta fraudolenta, estorsione e intestazione fittizia di beni.

UN TESORO FINITO NELLE MANI DELLO STATO
La confisca era scattata dopo il sequestro preventivo ordinato dal Tribunale capitolino nel giugno del 2015. Ma per chiudere la partita c'è voluta la conferma in secondo e terzo grado, Corte d'Appello e Cassazione. Vari e importanti gli appalti pubblici che il boss si era aggiudicato. Spiccano le commesse indette dall’Ufficio del Commissario straordinario delegato per il rischio idrogeologico in Calabria, dall’ANAS Spa – Sicilia, dalla Regione Sardegna, dalle Province di Reggio Calabria e Siracusa, dai Comuni di Ciampino, di Sessa Aurunca (Caserta) e Rosarno (Rceggio Calabria). La Finanza, quando lo arrestò a marzo 2015, aveva stimato un valore di oltre 118 milioni di euro per appalti vinti nel decennio 2003 – 2013. Ma le indagini non lo hanno fermato: il suo nome spunta anche nel business degli alloggi popolari legati all’Expo 2015 di Milano. Tra i beni ora passati allo Stato, figurano 10 società con sedi a Roma, attive nella progettazione e costruzione di opere pubbliche, nella compravendita di immobili e della gestione di villaggi turistici. E anche un prestigioso appartamento ai Parioli, con vista sul parco di Villa Ada. 

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